Viaggio in Alsazia

Date: 1 gennaio 1970
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L’Alsazia è una regione nord-orientale della Francia, posta fra la catena dei monti Vosgi ed il fiume Reno, divisa amministrativamente in due dipartimenti: dell’ “Alto Reno” e del “Basso Reno “.

Essa si estende sul versante orientale dei Vosgi, che culminano con il monte Ballon de Gubwiller (oltre 1.400 metri) e su una larga fascia pianeggiante, lunga circa 200 chilometri, formata prevalentemente da terreni di natura alluvionale e eolica molto fertili.

Se le pendici dei Vosgi sono coperte da foreste di conifere e da pascoli, le colline della fascia pedemontana sono invece in gran parte occupate dalla coltivazione della vite, che si alterna, ma in modo limitato, con la frutticoltura.

In pianura il territorio è occupato da coltivazioni annuali quali: cereali, barbabietole, patate, cavoli ed altri.

La regione è ricca di corsi d’acqua che le consentono di utilizzare delle “vie” d’acqua artificiali quali i Canali: Marna-Reno, Rodano-Reno, e soprattutto il Grande Canale d’Alsazia, che è navigabile, lungo 79 km.

La popolazione, che oltre il francese parla anche un dialetto tedesco, si raccoglie prevalentemente al margine e nelle basse vallate dei Vosgi, dove sorgono numerosi centri caratteristici (oltre un centinaio) molti dei quali particolarmente pittoreschi per le loro costruzioni che costituiscono un forte richiamo turistico.

Il centro più importante, e capoluogo, è Strasburgo, attuale sede del Parlamento Europeo.

 

·Un po’ di storia

 

Le vicende storiche dell’Alsazia sono numerose e complesse, in considerazione della sua posizione geografica, che la pone fra la Francia e la Germania.

Storicamente era popolata da popolazioni celtiche che furono sottomesse nel 58 a.C. dai Romani i quali mantennero il territorio fino al III secolo d.C..

Le successive incursioni barbariche (Vandali e Unni) spinsero le popolazioni verso le vallate prossime ai monti Vosgi, ma i territori vennero successivamente riconquistati dei Franchi, che poi li dovettero cedere al re di Germania nel 870 (con il trattato di Meersen), il quale divise il territorio nel “alta Alsazia” e nella “bassa Alsazia”; la prima dipendeva dagli Asburgo, la seconda dai vescovi di Strasburgo.

Malgrado le varie vicissitudini l’Alsazia ebbe nel XII e XIII secolo un notevole sviluppo economico in quanto Strasburgo era una delle città importanti dell’impero.

Sucessivamente, con la costituzione della Decapoli Alsaziana, le popolazioni riuscirono ad emanciparsi il solo “l’Alta Alsazia” rimase sotto il dominio imperiale e Strasburgo riuscì a liberarsi della dipendenza vescovile.

Questa instabilità politica costituiva il terreno ideale per lo sviluppo di nuove tendenze di carattere umanistico e religioso.

Infatti nel 1434 Gutenberg aveva installato a Strasburgo la sua stamperia e nel 1529, sempre a Strasburgo, venivano pubblicate le opere di Lutero, che riportate su agili volumetti, favorirono il sorgere di comunità protestanti. In seguito con il trattato di Műnster (1648) l’imperatore di Germania e rinunciava ai suoi diritti sulla Alsazia, la quale tre anni dopo entrava nel pieno possesso della Francia. Nel 1681 Luigi XIV, re di Francia, annettere anche la Repubblica di Strasburgo rispettando i privilegi acquisiti dalle popolazioni ed ammettendo anche la religione protestante.

In seguito la Rivoluzione francese, con la quale venivano aboliti tutti i diritti feudali, fece scoppiare numerosi conflitti armati con i principi tedeschi, molti dei quali ancora proprietari dei terreni in Alsazia. Tuttavia nel 1788 la Francia uscì ancora a riportarla nel suo territorio nazionale.

Tuttavia sconfitta inflittale dalla Prussia nella 1870-71, la costrinse a cedere ancora i territori recuperati peraltro dopo la prima guerra mondiale.

Nella 1940 l’Alsazia fu ripresa dal governo nazista per essere poi liberata nella 1944 rientrando così definitivamente sotto il governo francese.

 

Strasburgo è considerata la capitale storica ed è anche è la città più popolosa ed importante conta infatti 273.000 abitanti (2004).

È attraversata dal fiume Ill, affluente del Reno, che si divide in cinque bracci nel centro storico della città (Petit France). Essa si trova ad un’altitudine media di 140 metri sul livello del mare, è pianeggiante, con delle leggere pendenze nel centro città, dove si trova alla zona di più antica abitazione e la cattedrale gotica di Notre-Dame, realizzata peraltro in un arco di tempo molto lungo, che va dal 1176 al 1439.

La porzione ad est del territorio comunale, lungo il Reno, è costituita da piccole isole formate dai bracci di fiume canalizzato.

È dotata, pertanto, di una fitta rete idroviaria costituita da canali con diversa portata.

Tuttavia, le piene dei corsi d’acqua, assieme all’affioramento della falda freatica, contribuiscono a rendere alcuni settori cittadini molto bassi, particolarmente sensibili alle inondazioni, la cui prevenzione condiziona lo sviluppo urbano.

Per la sua identità binazionale e biculturale, Strasburgo è diventata una delle capitali dell’Unione Europea.

Oggi infatti è sede di importanti istituzioni quali: il Parlamento Europeo (assieme a Bruxelles) il consiglio d’Europa e la Corte europea dei diritti dell’uomo.

La città ospita anche altri organismi come: il comando del.Eurocorpos, il Centro Informatico Europeo e la Farmacopea europea.

Oltre alla citata cattedrale che è stata oggetto di un’interessante visita, si è percorso il quartiere della Petit France, con le tipiche architetture delle sue costruzioni, ed altri luoghi di interesse storico ed artistico.

Non poteva mancare una visita alla sede del Parlamento Europeo, istituito nel 1958, di cui Robert Schumann che fu il primo Presidente, resa peraltro possibile da una fase di sospensione dei lavori del Parlamento stesso; attualmente organismo composto di 732 deputati, di cui il 30, 2% costituito da donne. Istituzionalmente ad esso spetta: il potere legislativo, in quanto vota le leggi europee, assieme al Consiglio dei Ministri su proposta della Commissione; fissa le priorità di carattere politico ed esamina le proposte di bilancio presentate dalla Commissione; il potere di controllo sull’intera attività comunitaria, costituendo, se del caso, anche Commissioni temporanee di inchiesta ed inoltre esercita una crescente influenza politica.

 

 L’Alsazia vitivinicola

 

La regione presenta una superficie destinata alla produzione di vini AOC (Apellation d’Origine Controlè) di 15.300 ha ed una produzione media annuale di vini sempre AOC di 1,2 milioni di ettolitri, così suddivisa:

  • AOC “Alsace”, che costituisce l’80% della produzione e che può fruire solo della dizione “Alsace” cui può essere aggiunto, non obbligatoriamente, il nome del vitigno; talvolta la marca o la dicitura “Edelwicker” o “Gentil”, nel caso vi sia un assemblaggio di vini bianchi. Questa produzione è formata da vini secchi, ben caratterizzati, fruttati e profumati, di cui circa il 91% sono bianchi.Le varietà impiegate sono: Riesling, Pinot grigio, Gewűrtztraminer, Moscato d’Alsazia, Silvaner b., Pinot b., Chardonnay, Klevener e Pinot n.
  • AOC Alsace “Grand Cru”. Questi vini devono rispondere a varie norme, fra cui vi è anzitutto la delimitazione del “terroir” (ambiente e territorio di produzione), una resa ad ettaro più limitata e particolari regole nella conduzione del vigneto. L’etichetta della bottiglia poi oltre al nome del vitigno e dell’annata di produzione deve riportare il nome di uno dei 50 “terroir” delimitati.

In questa AOC sono impiegate solo le varietà: Riesling, Gewűrtztraminer, Pinot gr. e Moscato D’Alsazia ed interessa il 4% dell’A O C “Alsace”, essendo essa riservata a zone con ambienti pedologici e climatici particolari, atti a caratterizzare i vini e dare loro una particolare impronta.

  • “Cremant d’Alsace”. Trattasi di vini spumanti ottenuti con il metodo tradizionale (fermentazione in bottiglia) ed interessano circa 16% della produzione AOC “Alsazia”.
  • Possono essere utilizzate, anche congiuntamente, le varietà Pinot bianco, Pinot grigio, Pinot nero, Riesling r. e Chardonnay.
  • Si produce anche un “Cremant” rosè ottenuto solo con il Pinot n.

Altre produzioni particolari, peraltro di piccola quantità sono:

  • “Vendages Tardives” (vendemmia tardiva) alle quali concorrono i vitigni impiegati per i “Grand Cru” e le sue uve sono sottoposte nel vigneto ad una sovra-maturazione e raccolte alcune settimane dopo l’inizio ufficiale della vendemmia. In tal caso le caratteristiche varietali vengono esaltate dalla concentrazione delle componenti dell’uva per opera della Botrytis cinerea, che favorisce la formazione della “muffa nobile”.
  • La “Selections de Grains Nobles” (selezione degli acini nobili), ottenuta da una successiva cernita degli acini con la “muffa nobile”, operazione complessa e costosa con la quale si ottiene un vino con delle caratteristiche eccezionali per potenza, complessità aromatica e persistenza.

 

Venendo poi alle varietà utilizzate ed alle caratteristiche dei vini che esse possono essere così brevemente indicate:

  • Riesling la superficie investita è di ha 3557, che negli ultimi anni si è stabilizzata. Il vino è generalmente secco, delicatamente fruttato, con una grande finezza ed una nota di minerale o floreale. Viene destinato quasi esclusivamente alla grande gastronomia di pesce e molluschi o carni bianche, non manca l’abbinamento con piatti tipici quali: crauti e salsiccia.
  • Pinot bianco la superficie coltivata è di 3241 ettari. Si ottiene un vino delicato che rappresenta un giusto equilibrio fra i vari vini alsaziani. La varietà destinata prevalentemente alla produzione del “Cremant d’Alsace”;. negli ultimi anni la sua produzione ha subito un leggero sviluppo.
  • Gewűrtztraminer. La superficie coltivata è attualmente di 2811 ettari ed ha segnato nell’ultimo periodo un lieve aumento. Il vino è di stoffa, ricco di aromi di frutta e fiori, speziato. Spesso viene presentato leggermente dolce e quindi è preferito come aperitivo e nella cucina esotica o con formaggi saporiti e dolci in genere.
  • Pinot grigio. La superficie di 2134 ettari ha subito in tempi recenti un interessante aumento. Si presenta con una pienezza ed un sapore caratteristico e lungo; offre degli aromi complessi di sottobosco e leggermente fumosi. È eccellente con il fegato d’oca, le carni bianche, la selvaggina e le frattaglie quali: il fegato e rognone.
  • Silvaner v.. Occupa una superficie di 1586 ettari, che nell’ultimo decennio ha subito una notevole flessione. Il vino è fresco e leggero, con un discreto profumo fruttato; si accompagna frutti di mare o minestre in genere.
  • Pinot nero. La superficie coltivata di 1454 ettari ha avuto recentemente un notevole sviluppo; è l’unico vitigno che in Alsazia viene destinato alla produzione di vini rossi e rosati. Il suo sapore è tipico di ciliegia. Esprime la sua personalità con tutti i cibi che richiedono vini rossi quali: selvaggina, salumi e formaggi. Costituisce la base per la produzione del “Cremant d’Alsace” e dello stesso “rosè”.
  • Muscat d’Alsace. la sua produzione (ettari 357) si è sempre mantenuta costante nell’ultimo decennio. Presenta un sapore fruttato inconfondibile. Si distingue dai moscati meridionali per il suo sapore secco.

Al gusto dà la felice sensazione dell’uva matura; il vino generalmente è da aperitivo.

Altre varietà bianche coltivate, ma in notevole flessione, sono lo Chardonnay ed il Klevener.

 

La coltivazione

 

I portainnesti impiegati per questi vitigni sono molto vari, tenuto conto della grande diversità di terreni esistente.

Infatti ferma restando la prevalenza di substrati marmoso-calcarei, con intrusioni granitiche, vi è la presenza di arenaria grigia, rocce scistose, con qualche apparizione di terreni argillosi.

Per la conduzione del vigneto si utilizza la controspalliera palificata, tenendo il cordone, spesso non permanente, a 0,9-1 m dal terreno, per sfuggire alle gelate tardive primaverili e godere anche di una migliore insolazione.

La resa massima ad ettaro consentita per l’AOC “Alsace” è di 80 ettolitri, per tutte le uve bianche e di 75 ettolitri per il Pinot nero: la gradazione minima naturale dei vini è di 9° per Silvaner, Pinot bianco, ed il “Gentil n”; 9,5° per Riesling e Moscato d’Alsazia, 10° per Pinot n. ed 11° per Pinot grigio e Gewűrtztraminer.

Particolari regole produttive poi vengono applicate ai “Grand Cru” ottenuti nelle 50 zone delimitate, in applicazione di un decreto del 2001.

La raccolta delle uve deve essere manuale; la conduzione dei vigneti, come: la potatura, sfogliatura ed altre operazioni colturali sono sottoposte ad un regolamento rigido e le quattro varietà autorizzate devono essere vinificate in purezza per il 100%.

I viticoltori inoltre, annualmente, prima del primo marzo, devono fare una dichiarazione nella quale viene indicata la varietà e la superficie interessata alla produzione. I vini devono avere una gradazione minima naturale di 11°, per il Riesling ed il Moscato d’Alsazia e di 12,5 gradi per il Gewűrtztraminer e Pinot

La resa massima per tutte le varietà è fissata in 55 ettolitri/ettaro (circa 80 quintali di uva).

Il sindacato viticolo locale, in base all’andamento stagionale può stabilire per ciascuna zona destinata alla produzione dei “Grand Cru”, una produzione minima più elevata ed anche la data d’apertura della vendemmia.

Per il “Cremant d’Alsace”, la cui produzione media è di circa 35 milioni di bottiglie, i vini si possono ottenere sia con uve bianche e rosse, in base ad una delimitazione territoriale. che risale al1945.

La data della vendemmia è fissata dal Comitato regionale di esperti del vino d’Alsazia e generalmente è anticipata rispetto alla AOC “Alsace”.

La gradazione minima delle uve non può essere inferiore a 14,5 gradi zuccherini, e la resa massima non può superare i 120 quintali/ettaro e 80 ettolitri di vino.

Le uve devono essere raccolte manualmente e trasferite intere in cantina in contenitori con una capacità inferiore a 100 Kg.

Le apparecchiature per la spumantizzazione sono autorizzate dall’INAO ed il trasformatore deve conservare un “carnet” di pigiatura.

L’imbottigliamento del vino base per la seconda fermentazione, come naturalmente la produzione, deve essere fatto esclusivamente in Alsazia; il “tirage” si effettua dopo la fine di gennaio, e la conservazione in bottiglia deve essere almeno di 9 mesi.

Per quanto riguarda infine la produzione dei vini speciali cioè a “vendemmia tardiva” e “selezione degli acini nobili” le condizioni sono ancora più restrittive. Per la prima la gradazione alcolica naturale totale deve essere di almeno 14°-15, secondo le varietà e per la seconda da 16,4° a 18,2° sempre in relazione alle varietà.

Naturalmente tutti vini AOC “alsace” devono essere ottenuti all’interno della zona delimitata come pure il loro imbottigliamento.

Le visite

La prima visita è stata destinata alla “Maison de Vens d’Alsace” situata nei pressi della città di Colmar. struttura istituita presso tutte le grandi zone viticole francesi e presente in Alsazia fino dal 1982. Essa è sede del “Consiglio Interprofessionale dei Vini d’Alsazia” (CIVA) istituito nel 1963, e composto in modo paritetico da 18 delegati dei produttori e da 18 commercianti dei vini alsaziani.

Il complesso è stato realizzato per accogliere a ogni tipo di visitatore, da quelli professionali ai turisti ed agli stranieri.

Dotata di un’ampia sala, realizzata per il CIVA e per l’Associazione Viticoltori d’Alsazia (AVA) non solo per le degustazioni professionali, ma anche per altre.

Fra le organizzazioni che operano a vi è pertanto il CIVA, che oltre a svolgere una attività di carattere economico e statistico, si interessa di marketing, di comunicazione, di formazione, cura inoltre l’assistenza tecnica e la ricerca per lo sviluppo qualitativo dei vini.

Svolge inoltre attività di produzione e raccolta di materiale documentaristico.

L’A.V.A. alla quale spetta allo scopo di tutelare l’AOC “Alsace”, organizzare la preselezione dei vini ai vari concorsi; attua inoltre una difesa di carattere sindacale dei propri aderenti, controlla il prezzo delle uve ed il mercato vitivinicolo, provvede inoltre ad informare e formare i propri aderenti, con una rivista, “il vino d’Alsazia” e svolge infine una attività di tutela commerciale con la vendita delle marche rappresentative del diritto di circolazione ai viticoltori-raccoglitori, predisponendo così di un pratico sistema di tassazione dei loro vini.

Il servizio INAO di Colmar, svolge a livello locale, le funzioni dell’Istituto Nazionale per le Appellazioni di Origine.

Presso il centro di degustazione è stata fatta un’illustrazione panoramica delle principali caratteristiche della viticoltura ed enologia Alsaziana e la degustazione di alcuni vini tipici.

Particolarmente interessante in seguito è stato nell’itinerario opportunamente predisposto per la presa di contatto con la produzione vitivinicola alsaziana, della quale la “Strada dei vini” è l’espressione più significativa.

Essa si snoda con direttrice nord-sud attraverso le colline vitate per circa 170 chilometri ai piedi delle pendici dei Vosgi, partendo dalla località Marlenheim a Thann, toccando oltre un centinaio di accoglienti e pittoresche località.

Qui la vite oltre ad essere la componente privilegiata del paesaggio e dell’ambiente, costituisce una risorsa insostituibile per le popolazioni locali, non solo per il suo richiamo al vino ma anche per il suo felice inserimento in un ambiente caratterizzato da tipiche abitazioni, strade fiorite, chiese gotiche e romaniche, castelli rinascimentali e numerose altre ricchezze che si scoprono in questo itinerario.

Qui la coltivazione della vite, che si fa risalire, come nella vicina Mosella, al periodo romano, gode di una particolare situazione climatica, grazie alla catena dei monti Vosgi, che la riparano dalle perturbazioni oceaniche;

le estati sono calde e asciutte e la piovosità media non supera i 500 mm/anno.

Queste condizioni tendono a favorire una maturazione lenta e prolungata delle uve con lo sviluppo di una particolare finezza dei vini, l’esposizione e la variabilità dei terreni esaltano poi le loro caratteristiche.

 

Le visite tecniche hanno interessato alcune aziende vitivinicole di particolare prestigio e come quella di Paul Blanck con sede a Kientzheim.

Qui i vigneti per la produzione del vino “Alsace” sono posti in quattro località diverse, tenuto conto della composizione geologica dei terreni e delle esigenze varietali.

I “Grand Cru” sono invece ottenuti su tre ambienti collinari particolarmente soleggiati quali: Schlossberg su componente granitica, Furstentum su marne gessose e calcaree e Mambourg su marne calcaree.

I vini degustati, fra cui alcuni “Grand Cru”, sono stati: il Riesling, il Pinot grigio e il Gewűrtztraminer ricchi di corpo, ben strutturati e profumati. Fra questi Gewűrtztraminer presentava anche una nota dolce.

A questa è seguita la visita all’azienda viticola Bott-Geyl Di Jean Christophe Bott a Beblenheim, addossata alle colline dove si produce il “Grand Cru”.Sommerglanz, area delimitata fino al 1935. In questa cittadina nacque Oberlin, famoso ampelografo, che con il suo lavoro contribuì al progresso viticolo alsaziano.

In questa azienda è praticata una viticoltura biodinamica, che, come ci è stato illustrato è un metodo che si basa sulla conoscenza delle caratteristiche del terreno, dove si realizza l’impianto del vigneto, rispettandolo con le lavorazioni appropriate; pertanto non si impiegano diserbanti e pesticidi chimici, e la concimazione viene fatta con l’apporto di compost.

La produzione d’uva è limitata e viene controllata con potatura corte ed eliminando i grappoli che ritardano l’inizio dell’invaiatura.

L’azienda, che attualmente presenta una superficie di 13 ettari a vigneto, venne realizzata ancora nel lontano 1795 da un antenato dell’attuale proprietario, che dal 1993 ha iniziato questo tipo di produzione utilizzando le esperienze fatte in alcune zone francesi ed europee.

In questo caso si è ritenuto opportuno data la diversità dei terreni, utilizzare negli impianti vari tipi di portainnesto e per le varietà è stata fatta una selezione massale; l’investimento varia da 5500 a 7900 ceppi/ettaro.

Questa pratica colturale rispettosa dello sviluppo della vite e dell’ambiente, contribuisce a vivificare e “dinamizzare” le funzioni del suolo e della vite stessa.

La raccolta è manuale, non solo per il ” Grand Cru” per i quali, come già precisato, è obbligatoria, ma anche per tutte le altre AOC “Alsace”.

L’uva viene portata in cantina in piccole casse (40 kg) per preservare la sua integrità ed evitare le ossidazioni.

I grappoli vengono introdotti in una pressa pneumatica che assicura l’estrazione progressiva e lenta del mostro.

La spremitura dura da 12 a 24 ore secondo il tipo di uva.

La fermentazione, che avviene per opera di lieviti indigeni, è molto lunga e viene continuamente controllata.

L’imbottigliamento del vino viene fatto a fine settembre.

Molto interessante è stato l’assaggio di alcuni vini di particolare pregio, per i quali la ricchezza naturale delle uve si abbina ad una notevole gradevolezza del gusto.

Nel pomeriggio il gruppo è stato ospite della Confraternita di St. Etienne, la cui sede si trova a qualche chilometro da Colmar nel Castello di Kientzheim.

Le Confraternite, o “Confreries” come vengono chiamate, dei vini alsaziani sono dieci e fra queste quella di St. Etienne è la più antica esistente in Francia. La sua enoteca contiene più di 60.000 bottiglie di vino alsaziano e la più vecchia risale al 1834.

Compito della Confraternita è con vari incontri stabilire annualmente il livello qualitativo delle produzioni, applicando alla bottiglia un proprio Sigillo.

Nello stesso castello è stato visitato il museo della viticoltura e dei vini d’Alsazia, nel quale viene percorsa la storia delle cantine e dei viticoltori, con una ricca collezione di attrezzature e di immagini legate alla produzione vitivinicola.

In questa occasione siamo stati ospiti di una pittoresca cerimonia tenuta da alcuni componenti la confraternità stessa, durante la quale oltre all’illustrazione delle caratteristiche di alcuni dei più tipici vini alsaziani vi è stato lo scambio delle insegne di rango con il Gran Maestro e dei componenti della Confraternita della Vite del Vino di Trento.

È seguita la cena in un’ampia sala del castello; l’attività di ristorazione è gestita dalla stessa confraternita di St. Etienne.

Nella giornata successiva le visite sono proseguite per Hunawihr, dove si è potuto assistere alla vendemmia del Gewűrtztraminer e godere un panorama eccezionale costituito dai vigneti e da diverse località che coprono una delle zone più caratteristiche della Alsazia.

Hunawihr è una cittadina turistica con costruzioni medievali e rinascimentali ed una cattedrale con un cimitero fortificato del XVI secolo. Essa si trova ai piedi della catena dei Vosgi ed è dotata di una cinta murale del XV secolo.

A pochi chilometri dalla cittadina vi è un centro specializzato per la reintroduzione nel territorio delle cicogne.

Il gruppo ha concluso la sua visita presso l’azienda vitivinicola di Sipp Marct, dotata anche di un proprio ristorante.

Prima di ultimare la relazione si è inteso dare qualche breve notizia sulla commercializzazione dei vini alsaziani, ricavata da alcuni documenti ufficiali.

I vini da Alsazia con tutte le denominazioni (dati 2005) presentano un giro d’affari di circa 480 milioni di euro.

Questa commercializzazione è costituita per:

21% da viticoltori singoli che vinificano la loro produzione e la vendono in bottiglia;

37% da cooperative viticole che vinificano la produzione dei soci e la vendono in bottiglia;

42% da produttori-negozianti che oltre alla loro produzione acquistano dai piccoli viticoltori uva e vino, e lo vendono in bottiglia. Di questa produzione 75% viene assorbito dai consumatori francesi, mentre il resto viene collocato prevalentemente in Belgio, Olanda e Germania.

Notevole sviluppo ha avuto in questi ultimi anni la richiesta anche da parte dell’estero del Cremant d’Alsace, fatto che ha comportato un notevole sviluppo della produzione.

 

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