Visita della Confraternita in Friuli

Friuli, una regione assai vicina ma da noi poco conosciuta. Moltissime sono le vicende storiche e le affinità religiose e culturali che accomunano le nostre terre, tanto da potersi leggere la loro storia in parallelo e riscontrare molti punti in comune. La diocesi di Trento è stata diocesi suffraganea di Aquileia. Ancora oggi in Friuli ed in Trentino si parla una lingua comune, il Ladino. Le due Regioni sono rette da statuti di autonomia e per diversi secoli sono state regioni dell’Impero Austro-ungarico conservando nella memoria evidenti tracce di quella esperienza.
Un posto importante nell’economia friulana occupa la viticoltura e l’enologia sia per la superficie coltivata che per il reddito ottenuto ed assai rinomati sono i vini di quella terra. Basta rammentare il tokai, il picolit, i refosco, i vini del Collio, i vini del Grave…..
La Confraternita della Vite e del Vino di Trento ha come scopo istituzionale quello di far conoscere ed apprezzare agli associati il vino trentino e quello di promuovere il miglioramento della qualità. Il confronto con realtà consimili alle nostre diventa indispensabile per non cadere nel pericolo di autoreferenzialità. In questa direzione si è mossa la Confraternità nel progettare e nel proporre un tour nella vitienologia e nella gastronomia del Friuli con epicentro Udine.

Ne è risultata un’esperienza di grande interesse che ha consentito di visitare Spilimbergo antica città di origine romana ricca di storia e di monumenti e sede della Scuola del Mosaico, Cividale del Friuli fondata da Giulio Cesare come Forum Julii da cui deriva il nome Friuli, Cormons sede della Cantina Produttori e nota per la Collezione del Vino della Pace, Udine centro del Friuli; il castello di Rocca Bernarda ceduto ora al Sovrano Ordine Militare di Malta ma conosciuto come centro letterario ed ancora di più come cantina perché dalla sue colline nasce e si afferma il Picolit; l’abbazia di Rosazzo centro di irradiazione di cultura e di sviluppo economico di un’ampia area che connette Occidente ed Oriente, il Borgo di Valvasone e l’Abbazia Benedettina di S. Maria in Sylvis di Sesto al Reghena.

Numerose la cantine visitate e decine e decine i vini assaggiati. Le degustazioni sono state vere e proprie lezioni di storia del prodotto e del territorio e guida alla conoscenza della complessità del mondo del vino. La realtà della viticoltura e dell’enologia del Friuli è caratterizzata dalla presenza e dalla operatività di centinaia di vignaioli impegnati tutti in prima persona a produrre ed a vendere il prodotto. Alta è la tensione alla sperimentazione e al miglioramento.

Costante è anche la ricerca di sbocchi commerciali sia in loco che all’estero. Meno incidente che in Trentino è il ruolo ed il peso delle cantine sociali. La vitienologia friulana mostra ora una notevole vivacità. I giovani imprenditori sono preparati e coltivano una grande attitudine all’innovazione che va dal ricupero dei vecchi vitigni autoctoni alla ricerca di nuovi vini. Una notevole spinta alla produzione è venuta recentemente dall’estensione del disciplinare del Prosecco a gran parte del vigneto friulano. Aumentano i vini bianchi ed i vini mossi e si diffonde la spumantizzazione col metodo Charmant e col metodo classico. Friulano si chiama quello che nel passato era il Tokai.
Il Friuli ha avuto nei secoli una grande emigrazione e per prima in Italia è sorta una associazione per difendere e tutelare la lingua Furlana e l’identità di chi proviene da quella terra.
Ora le rete dei Fogolars Furlan aiuta l’esportazione dei vini friulani e sovente il vignaiolo ricorre agli emigrati friulani per veicolare il proprio prodotto.

 

Ferruccio Pisoni

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